domenica 7 novembre 2010

Fuoco

Che poi ci sono dei giorni in cui il tempo fa proprio schifo, le nubi avvolgono tutto quanto rendendolo grigio e un'umida pioggia fredda e penetrante entra nelle ossa e ti riempe di brividi.



A quel punto puoi scegliere, se rimanere in balia degli eventi e fissare con sguardo perso nel vuoto da dietro un vetro finché la tristezza non ti travolge oppure puoi scegliere di accendere un fuoco e provare a scacciare quella sensazione che sembra averti invaso, come se le nuvole fossero entrate anche nel tuo animo.



E allora il fuoco ti scalda, ti riempe di gioia e non importa se fuori piove, se le nuvole hanno colorato tutto di grigio e tutto si muove a rallentatore.
Dentro c'è calore, c'è il guizzare delle fiamme, lo scoppiettare della legna, i brividi scompaiono e nuova energia pervade il tuo corpo.

Ma c'è la fregatura, come sempre quando tutto va per il meglio ecco che arriva qualcosa che ci ricorda che la perfezione non esiste, che nulla è dovuto ma che va guadagnato.
E allora ecco che se il fuoco non viene alimentato si spegne.
All'inizio non te ne accorgi.
Inizia a spegnersi la fiamma.
Poi le braci inziano a raffreddarsi.
E infine rimane solo cenere e carbone.
E allora inizi a sentire un brivido, e il freddo che eri riuscito a scacciare inzia a farsi risentire e le nuvole tornano ad affacciarsi sull'uscio pronte a ridipingere di grigio tutto quanto.



E allora come fare?
Per evitare che il fuoco si spenga va curato, senza mai dare per scontato che vada avanti a bruciare, perché non si spenga va alimentato.
E per alimentare il fuoco devi avere qualcosa con cui alimentarlo, è faticoso e bisogna preparsi per tempo, avere sempre a disposizione la legna necessaria.




Alla fine però il risultato è che il fuoco continua ad aredere e il suo calore ti pervade, le nuvole e la pioggia rimangono fuori e tu stai bene.
Alla fine dei conti ne vale sempre la pena.

C'è un qualcosa di metaforico in tutto ciò.

sabato 6 novembre 2010

New born

Era da un po' di giorni che avevo in mente di ridare vita al blog, di inziare ad usarlo per pubblicarci tutto quello che mi passa per la testa, riflessioni profonde o semplici pensieri che attraversano la mente.

Devo dire che non sono un fanatico di oroscopi, però ce ne è uno che merita davvero: l'oroscopo di Rob Brezsny pubblicato su Internazionale.
Ebbene, questa settimana apro l'oroscopo e cosa leggo per il mio segno (Scorpione)?

Secondo il motore di ricerca Technorati, su internet esistono più di cento milioni di blog. Questo farebbe pensare che l’autoespressione stia andando forte in tutto il mondo. Invece no: il 94 per cento dei blog non viene aggiornato da almeno quattro mesi. In sintonia con gli indicatori astrali del momento, Scorpione, mi aspetto che tu faccia qualcosa per risolvere questo problema. La prossima settimana aggiorna il tuo blog. Se non ce l’hai ancora, considera la possibilità di aprirne uno. Ma non fermarti lì. Usa tutti i metodi che riesci a immaginare per dimostrare al mondo chi sei. Esprimiti con chiarezza e rivela tutto quello che puoi.


Diciamo quindi che è stata la goccia che mi ha dato lo sprone per uscire dalla pigrizia ... iniziamo allora con questa rinascita (solo del blog?)

E come colonna sonora mettiamoci i Muse:



In fin dei conti la canzone inzia proprio con:

Link it to the world
Link it to yourself
Stretch it like a birth squeeze

lunedì 13 aprile 2009

Riflessione #1

Riflessione #1
Sulla Morte

La Morte, ma quale morte?
Spunto della riflessione sono eventi avvenuti nel giro di breve tempo.
E allora ti accorgi che c'è Morte e Morte, la Morte che è un lieto fine e la Morte che è una interruzione. E non puoi reagire uguale davanti alle diverse Morti, però poi non vieni capito, ed è anche inultile spiegare.
Iniziamo dalla Morte improvvisa, la Morte che non ti aspetti, quella che fa male... non tanto a chi ne è coinvolto, quanto piuttosto a chi rimane a guardare. E allora per questa Morte, questa interruzione è giusto provare dolore e rabbia. Interrompere il proprio cammino perché ti crolla addosso un palazzo o perché qualcuno -forse tu stesso- ha esagerato con l'alcool e la macchina, bhé una interruzione così è ingiusta. Allora è giusto piangere, e una volta asciugate le lacrime è anche giusto reagire, combattere e fare in modo che non si abbiano più a verificare interruzioni di vita così.
Poi c'è la Morte di una persona ammalta, non vecchia e non giovane, una persona che ha vissuto ma aveva ancora della strada da percorrere. E questa Morte ti spiazza, perché non è la Morte che ti deve fare rabbia, è la malattia che la precede. Lì va ricercata la cuasa del dolore, perché la Morte è una liberazione, fa si che il corpo non subisca oltre quello che la malattia ha provocato. E allora chi rimane piange per la Morte ma in realtà piange per la Malattia, e rimane impotente e non può farci nulla, solo rassegnato.
E infine c'è la Morte più bella, quella che non dovrebbe dare dolore ma dare soltanto serenità. La fine di un percorso, quella Morte che ciascuno di noi ha dentro sin dal primo respiro, quella Morte che giorno dopo giorno pulsa assieme al nostro corpo e ci accompagna, silenziosa, fino al punto in cui termina il sentiero che abbiamo per tutta la vita percorso. Questa è la Morte di una persona anziana, di chi ha sempre camminato serenamente lungo la strada e di chi non ha rimpianti. E allora chi ancora ha strada da percorrere dovrebbe fermarsi e guardare con serenità e gioia questa Morte. Non dovrebbe cedere all'egoismo di provare dolore, perché in cuor suo sa che alla fine della strada quella è la Meta. E nell'attimo esatto in cui esce l'ultimo respiro, nell'attimo in cui anche il cuore emette il suo ultimo tonfo, bhé in quell'attimo il volto della persona si trasforma, e diventa soave e bello, perché può dire con orgoglio di avercela fatta, di avere compiuto la missione inziata molti anni prima.
E non puoi reagire allo stesso modo davanti alle tre Morti, non puoi perché sono cose diverse, non puoi perché significa che non accetti qualcosa che è anche tuo, qualcosa che ti han donato assieme alla Vita, anzi è l'essenza stessa della Vita che nulla sarebbe senza la Morte.
Quindi rimani stupito, stupito dello stupore che leggi negli occhi di chi non capisce come mai il tuo cuore non è pieno di dolore quando una persona a te cara termina serenamente il suo cammino, e fai fatica a spiegare.
Rimane allora a chi ancora percorre i sentieri della Vita una cosa, una sola cosa che accomuna le tre Morti, una cosa che ci è concessa per poterci avvicinare all'Immortalità: rimane il Ricordo; il Ricordo di chi non è più nella sua forma terrena ma che continua a vivere e camminare accanto e dentro di noi, giorno dopo giorno lungo il Sentiero, fino alla Fine.