A quel punto puoi scegliere, se rimanere in balia degli eventi e fissare con sguardo perso nel vuoto da dietro un vetro finché la tristezza non ti travolge oppure puoi scegliere di accendere un fuoco e provare a scacciare quella sensazione che sembra averti invaso, come se le nuvole fossero entrate anche nel tuo animo.
E allora il fuoco ti scalda, ti riempe di gioia e non importa se fuori piove, se le nuvole hanno colorato tutto di grigio e tutto si muove a rallentatore.
Dentro c'è calore, c'è il guizzare delle fiamme, lo scoppiettare della legna, i brividi scompaiono e nuova energia pervade il tuo corpo.
Ma c'è la fregatura, come sempre quando tutto va per il meglio ecco che arriva qualcosa che ci ricorda che la perfezione non esiste, che nulla è dovuto ma che va guadagnato.
E allora ecco che se il fuoco non viene alimentato si spegne.
All'inizio non te ne accorgi.
Inizia a spegnersi la fiamma.
Poi le braci inziano a raffreddarsi.
E infine rimane solo cenere e carbone.
E allora inizi a sentire un brivido, e il freddo che eri riuscito a scacciare inzia a farsi risentire e le nuvole tornano ad affacciarsi sull'uscio pronte a ridipingere di grigio tutto quanto.
E allora come fare?
Per evitare che il fuoco si spenga va curato, senza mai dare per scontato che vada avanti a bruciare, perché non si spenga va alimentato.
E per alimentare il fuoco devi avere qualcosa con cui alimentarlo, è faticoso e bisogna preparsi per tempo, avere sempre a disposizione la legna necessaria.
Alla fine però il risultato è che il fuoco continua ad aredere e il suo calore ti pervade, le nuvole e la pioggia rimangono fuori e tu stai bene.
Alla fine dei conti ne vale sempre la pena.
C'è un qualcosa di metaforico in tutto ciò.