lunedì 13 aprile 2009

Riflessione #1

Riflessione #1
Sulla Morte

La Morte, ma quale morte?
Spunto della riflessione sono eventi avvenuti nel giro di breve tempo.
E allora ti accorgi che c'è Morte e Morte, la Morte che è un lieto fine e la Morte che è una interruzione. E non puoi reagire uguale davanti alle diverse Morti, però poi non vieni capito, ed è anche inultile spiegare.
Iniziamo dalla Morte improvvisa, la Morte che non ti aspetti, quella che fa male... non tanto a chi ne è coinvolto, quanto piuttosto a chi rimane a guardare. E allora per questa Morte, questa interruzione è giusto provare dolore e rabbia. Interrompere il proprio cammino perché ti crolla addosso un palazzo o perché qualcuno -forse tu stesso- ha esagerato con l'alcool e la macchina, bhé una interruzione così è ingiusta. Allora è giusto piangere, e una volta asciugate le lacrime è anche giusto reagire, combattere e fare in modo che non si abbiano più a verificare interruzioni di vita così.
Poi c'è la Morte di una persona ammalta, non vecchia e non giovane, una persona che ha vissuto ma aveva ancora della strada da percorrere. E questa Morte ti spiazza, perché non è la Morte che ti deve fare rabbia, è la malattia che la precede. Lì va ricercata la cuasa del dolore, perché la Morte è una liberazione, fa si che il corpo non subisca oltre quello che la malattia ha provocato. E allora chi rimane piange per la Morte ma in realtà piange per la Malattia, e rimane impotente e non può farci nulla, solo rassegnato.
E infine c'è la Morte più bella, quella che non dovrebbe dare dolore ma dare soltanto serenità. La fine di un percorso, quella Morte che ciascuno di noi ha dentro sin dal primo respiro, quella Morte che giorno dopo giorno pulsa assieme al nostro corpo e ci accompagna, silenziosa, fino al punto in cui termina il sentiero che abbiamo per tutta la vita percorso. Questa è la Morte di una persona anziana, di chi ha sempre camminato serenamente lungo la strada e di chi non ha rimpianti. E allora chi ancora ha strada da percorrere dovrebbe fermarsi e guardare con serenità e gioia questa Morte. Non dovrebbe cedere all'egoismo di provare dolore, perché in cuor suo sa che alla fine della strada quella è la Meta. E nell'attimo esatto in cui esce l'ultimo respiro, nell'attimo in cui anche il cuore emette il suo ultimo tonfo, bhé in quell'attimo il volto della persona si trasforma, e diventa soave e bello, perché può dire con orgoglio di avercela fatta, di avere compiuto la missione inziata molti anni prima.
E non puoi reagire allo stesso modo davanti alle tre Morti, non puoi perché sono cose diverse, non puoi perché significa che non accetti qualcosa che è anche tuo, qualcosa che ti han donato assieme alla Vita, anzi è l'essenza stessa della Vita che nulla sarebbe senza la Morte.
Quindi rimani stupito, stupito dello stupore che leggi negli occhi di chi non capisce come mai il tuo cuore non è pieno di dolore quando una persona a te cara termina serenamente il suo cammino, e fai fatica a spiegare.
Rimane allora a chi ancora percorre i sentieri della Vita una cosa, una sola cosa che accomuna le tre Morti, una cosa che ci è concessa per poterci avvicinare all'Immortalità: rimane il Ricordo; il Ricordo di chi non è più nella sua forma terrena ma che continua a vivere e camminare accanto e dentro di noi, giorno dopo giorno lungo il Sentiero, fino alla Fine.

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